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Controricorso al Consiglio di Stato causa cava del Botto
 (del 03/04/2009 in Orvieto)

Conferenza stampa sul tema

CONTRORICORSO E RICORSO AD ADIUVANDUM PRESSO IL CONSIGLIO DI STATO NELLA CAUSA GIORI- S.E.C.E. da parte delle associazioni WWF Italia, Legambiente-Umbria, Amici della Terra-sezione di Orvieto, associazione APE.

Il ricorso muove dalla necessità di dare sostegno alla sentenza del TAR Umbria che ha dinegato l'autorizzazione, concessa dal Comune di Orvieto, all'ampliamento della cava del Botto, riconoscendo le tesi del cittadino orvietano Fausto Giori.

Come si ricorderà il 29 agosto dello scorso anno la Sezione Prima del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria accoglieva il ricorso del signor Fausto Giori, residente vicino la cava del Botto, contro l’ampliamento concesso dal Comune di Orvieto in località la Spicca, riconoscendo la necessità di tutela del suo diritto alla salute ed ai diritti economici, nonché al rispetto dei valori paesaggistici ed ambientali della zona, garantiti dalla nostra Costituzione. La stessa sezione del TAR riconosceva inoltre gravi lacune autorizzatorie da parte del Comune di Orvieto e della Regione Umbria, veri eccessi di potere, come sottolineato a suo tempo dal Forum Ambiente Orvietano. In ogni caso- sentenzia il TAR Umbria - le autorizzazioni non possono prescindere dalla valutazione delle quantità di inerti da estrarre che - come prevede del resto il PRAE (Piano Regionale delle Attività Estrattive)- dovrebbero essere sempre dimostrate sia per il fabbisogno ordinario che straordinario, cosa che non è avvenuta nel caso di specie. In realtà, come si sa, spesso le quantità estratte sono regolate dal “mercato”, perché anche da noi “business as usual”.

Il 7 novembre scorso il Consiglio di Stato a cui S.E.C.E., Comune di Orvieto, Regione Umbria, Confindustria umbra, Assocave umbra erano ricorsi, ha dinegato la sospensiva del provvedimento del TAR Umbria, dichiarando che la questione è delicata e che vuole entrare nel merito, rimandando la causa nella udienza convocata per il 5 giugno prossimo.

Con la presente costituzione ad adiuvandum le associazioni nazionali WWF Italia, Legambiente, e Amici della Terra e l’associazione APE, nata dalla lotta contro la prevista cava di Benano, controricorrono attraverso l’avvocato Fausto Cerulli in sostegno del Giori, difeso dall'avv. Paolo Momaroni di Perugia, e della coraggiosa sentenza del TAR Umbria.

Il controricorso-illustrato in conferenza stampa dall’avv. Fausto Cerulli- dopo aver sottolineato come “ il TAR Umbria abbia voluto dare, coraggiosamente, risalto dirimente alla tutela di valori paesaggistici, ambientali, e di ecosistema rispetto a quelle che sono mere esigenze di profitto della Società appellante, esigenze incredibilmente fatte proprie anche dal Comune di Orvieto, che ben avrebbe dovuto invece far valere il proprio interesse alla salvaguardia dell’ambiente piuttosto che farsi megafono degli interessi di una Società privata che di tale salvaguardia, sotto il proprio profilo di attenzione all’interesse economico, non ha ragione di farsi carico”, ricorda come “la Costituzione Italiana prevede come interesse primario la tutela del paesaggio, e che anche quando riconosce la libertà d’intrapresa, si preoccupa di sottolineare che tale libertà trova un limite invalicabile nell’interesse sociale”. Il ricorso inoltre “non può non fare proprio il riferimento alla decisione della Corte di Giustizia Europea 2.10.2001, nella quale si configura la tutela dell’ambiente come momento dotato di primazia rispetto agli interessi particolari di natura economica; primazia che porta addirittura a prescindere da un eventuale bilanciamento tra tutela dell’ambiente e della salute ed altri interessi. La Corte di Giustizia, pur in un regime di favore per l’intrapresa individuale e societaria, ha addirittura escluso che si possa mettere in discussione la tutela dell’ambiente e della salute per dare soddisfazione anche parzialmente concorrente ad un interesse economico privato”. Il ricorso conclude nel “porre alla attenzione di codesto On. le Consiglio di Stato una delle caratteristiche essenziali e della sentenza imprudentemente impugnata: il monito al rispetto dell’ambiente, del paesaggio e della salute; e la indicazione della prevalenza di questi valori su qualsivoglia interesse privato di natura economica”.

Avv. Fausto Cerulli

Patrocinante in Cassazione

Via E. Bellini, 21- Porano (TR)

Tel. 0763/374594

CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE- SEZ. VI.

Ricorso n. 8029/08 R.G.

CONTRORICORSO e costituzione ad adiuvandum

Per le Associazioni: WWWF Italia, Legambiente Umbria, Amici della Terra- Sezione di Orvieto, APE Associazione per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo economico con sede in Orvieto alla Frazione Benano, 70.

contro S.E.C.E. Società Esercizi Cave Edilizie SPA, in persona del suo l.r.p.t il Presidente del C.d.A. sig. Fiaschi Giosuè Adimaro. Con sede legale in Roma, via Luigi Settembrini 9, rappresentata e difesa dagli avv. Mario Sanino e Alarico Mariani Marini-

E NEI CONFRONTI DI

COMUNE DI ORVIETO, in persona del Sindaco p.t. con avv. Giovanni Tarantini.

REGIONE UMBRIA in persona del suo Presidente e l.r.p.t.

PROVINCIA DI TERNI in persona del suo Presidente e l.r.p.t. contumace

ASSOCAVEUMBRIA E CONFINDUSTRIA UMBRIA, in persona dei Presidenti e l.r.p.t. con avv.

Mario Rampini

Nel procedimento promosso da SECE avverso la sentenza del Tar Umbria n.544/08 Reg. Sentenze, si costituiscono WWF ITALIA, in persona del suo legale rappresentante pro tempore; Legambiente Umbria in persona del suo legale rappresentante pro tempore;Amici della Terra- Sezione di Orvieto in persona del suo legale rappresentante pro tempore, APE Associazione per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo economico con sede in Orvieto,fraz.Benano, 70- in persona del suo legale rappresentante pro tempore rappresentati e difesi dall’avv. Fausto Cerulli come da delega in calce, salvo WWWF ITALIA come da procura speciale, ed elett.te dom.ti presso la Cancelleria di codesto Consiglio di Stato, per chiedere il rigetto dell’appello proposto dalla Società S.E. C. E. e dal Comune di Orvieto, nonché degli appelli incidentali e ad adiuvandum proposto dalla Regione Umbria, dall’Assocave Umbria e dalla Cofindustria Umbria, con la conseguente conferma della impugnata sentenza del Tar Umbria.

Questo difensore ritiene di non doversi dilungare sulla legittimazione ad agire delle Associazioni da lui rappresentate, essendosi ormai consolidata la Giurisprudenza su questo punto, riconoscendosi il pieno legittimo interesse delle Associazioni ad intervenire quantomeno a salvaguardia della situazione ambientale, essendo la tutela dell’ambiente, sotto ogni profilo, un diritto costituzionalmente garantito e quindi facente capo a quisque de populo.

Va sottolineato, sotto questo profilo, che la citata sentenza del Tar Umbria, ora appellata da SECE e Comune di Orvieto fa frequenti riferimenti alla questione ambientale: si parla di “interesse al rispetto dei valori paesaggistici ed ambientali della zona” ( pag. 3 della sentenza) e di “rilevanza ambientale dell’opera” ( attività di escavazione), (ivi, p.4) , e si sottolinea che “l’attività (estrattiva) deve sempre intendersi delimitata al massimo per garantire l’assoluto rispetto del paesaggio”. Dell’ambiente, e dell’ecosistema( ivi, p.5). Il Giudice Amministrativo dell’Umbria ha pertanto voluto dare, coraggiosamente, risalto dirimente alla tutela di valori paesaggistici, ambientali, e di ecosistema rispetto a quelle che sono mere esigenze di profitto della Società appellante, esigenze incredibilmente fatte proprie anche dal Comune di Orvieto, che ben avrebbe dovuto invece far valere il proprio interesse alla salvaguardia dell’ambiente piuttosto che farsi megafono degli interessi di una Società privata che di tale salvaguardia, sotto il proprio profilo di attenzione all’interesse economico, non ha ragione di farsi carico.

Giova ricordare, proprio ad adiuvandum, che la Costituzione Italiana prevede come interesse primario la tutela del paesaggio, e che anche quando riconosce la libertà d’intrapresa, si preoccupa di sottolineare che tale libertà trova un limite invalicabile nell’interesse sociale.

La difesa del controricorrente Giori ha giustamente sottolineato, in sede di controricorso e di memoria difensiva, gli aspetti più particolarmente tecnici della questione; ma ha anche ricordato con precisione e decisione pienamente condivisibili il valore fondamentale della tutela del’ambiente e della salute degli individui. E questo difensore non può non fare proprio il riferimento alla decisione della Corte di Giustizia Europea 2.10.2001, nella quale si configura la tutela dell’ambiente come momento dotato di primazia rispetto agli interessi particolari di natura economica; primazia che porta addirittura a prescindere da un eventuale bilanciamento tra tutela dell’ambiente e della salute ed altri interessi. La Corte di Giustizia, pur in un regime

di favore per l’intrapresa individuale e societaria, ha addirittura escluso che si possa mettere in discussione la tutela dell’ambiente e della salute per dare soddisfazione anche parzialmente concorrente ad un interesse economico privato. Ritiene questo difensore, sulla linea seguita

dalla Corte di Giustizia Europea, che gli artt. 9 e 32 della nostra Costituzione, articoli immediatamente operativi e non meramente indicativi o programmatici, confermino in maniera indiscutibile la intangibilità di determinati interessi collettivi, e la non possibilità di operare un qualsiasi bilanciamento degli stessi rispetto ad interessi privati: anche essi costituzionalmente garantiti, ma con i limiti, sopra accennati, posti dalla prevalenza dell’interesse collettivo.

L’art.9 della Costituzione è lapidario, sul punto: “la Repubblica tutela il paesaggio”. Una formula incisiva, che non lascia spazio ad interpretazioni limitative. E che ha trovato esplicazione precisa e puntuale nel d.lgs 31 marzo 1998, n.112 contenente tra l’altro la istituzione dell’Agenzia Nazionale per la protezione dell’ambiente, e nella precedente legge 15 marzo 1997 n.59.

Altrettanto precisa e puntuale è la disposizione dell’art. 32 della Costituzione quando pone a carico della Repubblica la tutela della salute “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, operando una felicissima sintesi tra diritto individuale e interesse collettivo. Non a caso l’art. 32 è inserito nel Titolo Secondo della Carta, nella parte che attiene ai rapporti etico- sociali. Ed anche l’art. 41 della Carta, posto nella parte che attiene ai rapporti economici, dopo aver stabilito che l’iniziativa economica privata è libera, si preoccupa subito dopo di affermare che la libertà della iniziativa economica privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza umana”.

Siamo quindi di fronte ad un ampio quadro normativo e giurisprudenziale, anche di carattere europeo, che abdica alla logica del profitto individuale in nome della tutela di interessi collettivi, tutela inderogabile e dotata di primato attuativo.

Di fronte a tale quadro di riferimento, suscita veramente una sorta di disdegno il fatto che una Amministrazione Comunale, che dovrebbe essere preoccupata degli interessi alla tutela dell’ambiente del proprio territorio e della salute dei cittadini che governa, non trovi di meglio che accodarsi supinamente alle tesi di un privato: al solo scopo, evidentemente e nella migliore della ipotesi, per salvare la faccia rispetto ad una decisione del Tar Umbria nel contesto della quale il comportamento dell’Amministrazione stessa viene esplicitamente ed implicitamente stigmatizzato. Va poi, come già rilevato dalla difesa del Giori, che l’autorizzazione concessa dall’Amministrazione Comunale di Orvieto è palesemente illegittima, come tale ritenuta, con impeccabile motivazione, dalla sentenza impugnata. E che anche sotto questo profilo la costituzione in giudizio dinanzi al Consiglio di Stato da parte dell’Amministrazione Comunale ne

Conferma la pervicacia nel sostenere a spada tratta, sostanzialmente, le ragioni di un privato contro quelle della collettività che l’Amministrazione dovrebbe per dovere istituzionale tutelare e difendere.

La difesa del Giori ha brillantemente affrontato e risolto, a parere sommesso di questo difensore, le questioni più squisitamente tecniche e di natura strettamente amministrativa. Questo difensore, nel far proprie sul punto le argomentazioni della difesa Gori, ritiene di dover sottolineare, per conto delle associazioni che gli hanno fatto l’onore di munirlo di delega per intervenire ad adiuvandum, la impeccabile ed inappuntabile precisione, ed il coraggio innovativo, dei giudici del Tar Umbria: che non si sono limitati ad una mera disamina di questioni quali parametrazione quantitativa e qualitativa, ma hanno anche affrontato, con ampiezza di motivazione etica, la problematica della tutela dell’ambiente, del paesaggio e della salute degli individui. Ponendo all’attenzione degli amministratori troppo spesso disattenti e distratti la fondamentale valenza, primaria ed inderogabile, di questa tutela complessiva.

Il presente intervento, per la natura stessa delle associazioni che lo promuovono, intende appoggiare la brillante ed esaustiva difesa del Giori in nome dei valori ambientali e paesaggistici che la sentenza del Tar Umbria ha inteso privilegiare, accanto alle ragioni specifiche del Giori; e vuole porre alla attenzione di codesto On. le Consiglio di Stato una delle caratteristiche essenziali e della sentenza imprudentemente impugnata: il monito al rispetto dell’ambiente, del paesaggio e della salute; e la indicazione della prevalenza di questi valori su qualsivoglia interesse privato di natura economica. La sentenza del Tar Umbria, al di là della sua pregnanza di carattere tecnico amministrativo, possiede, a parere di questo difensore e

delle associazioni che è chiamato a difendere, un profondo valore etico: che sarà certamente compreso e recepito da codesto Consiglio.

PQM

si chiede il rigetto degli appelli proposti, in via principale o incidentale o ad adiuvandum, da SECE, dal Comune di Orvieto, da Regione Umbria, da Assocave Umbria e da Cofindustria Umbria e con ampia conferma della sentenza del Tar Umbria.

Con riserva di ulteriori deduzioni.

Con vittoria di spese.

Roma, li

Avv. Fausto Cerulli

Atti di delega.

Delego a rappresentarmi e difendermi nel presente procedimento l’avv. Fausto Cerulli, ed eleggo domicilio presso la Cancelleria del Consiglio di Stato, in Roma.

Il legale rappresentante di Legambiente Umbria

La firma è vera.

Avv. Fausto Cerulli

Delego a rappresentarmi e difendermi nel presente procedimento l’avv. Fausto Cerulli ed eleggo domicilio presso la Cancelleria del Consiglio di Stato, in Roma.

Il legale rappresentante pro tempore di Amici della Terra-sezione di Orvieto.

La firma è vera.

Avv. Fausto Cerulli

Delego a rappresentarmi e difendermi nel presente procedimento l’avv. Fausto Cerulli ed eleggo domicilio presso la Cancelleria del Consiglio di Stato, in Roma.

Il legale rappresentante dell’associazione APE per la difesa e la tutela dell’ambiente e lo sviluppo economico con sede in Benano, 70.

La firma è vera.

Avv. Fausto Cerulli

Carta intestata WWF Italia

PROCURA SPECIALE AD LITEM

Il sottoscritto.................................................nato a ............... residente .......... ecc,. nella qualità di Presidente del WWF Italia

NOMINA

come proprio difensore nel ricorso ad adiuvandum -depositato presso il Consiglio di Stato nella causa Giori contro SECE- l’avvocato Fausto Cerulli del Foro di Roma ed elegge domicilio presso la cancelleria del Consiglio di Stato, in Roma.

In fede,

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