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Festa di Laicità: alla ricerca di Valori Comuni

Il Posto delle Chiese

di Raffaella Zajotti

La città di Bologna si sta preparando ad accogliere la festa dell'Orgoglio Gay, quindicesimo Pride nazionale di quel movimento che ha visto Bologna come epicentro del movimento politico di rivendicazione dei diritti della comunità GLBT del nostro paese. Nell'ambito della manifestazione sono state organizzate conferenze, mostre, rassegne che aprono al dibattito sui diritti, intese come percorso ideale di autocoscienza e rivendicazione politica. La piattaforma del movimento per i diritti continua a farsi portavoce dei tre valori fondamentali: laicità, parità, dignità. La laicità dello Stato è istato il tema specifico della rassegna organizzata a Palazzo D'Accursio, che ha visto la partecipazione straordinaria di personalità eminenti quali Margherita Hack e Piergiorgio Odifreddi. Durante gli incontri si è parlato di laicità partendo dalla storia europea, dalle sue radici di tolleranza, dalla libertà di critica e di scienza, fondatrice della stessa identità della cultura occidentale. Il dibattito si è aperto sul posto delle chiese entro l'orizzonte democratico, sulla libertà di espressione e sull'autonomia della politica. L'incontro, moderato da Sergio Lo Giudice, ha visto gli interventi di Sergio Staino, celebre fumettista, Erika Tomassone, pastora della Chiesa Valdese di Pisa e di Paolo Flores d'Arcais, direttore di MicroMega. Sergio Lo Giudice ha inaugurato la discussione ricordando il principio essenziale della libertà religiosa, attraverso una riflessione sui rapporti tra le diverse religioni e tra le religioni e la società civile nelle sue scelte, le sue convinzioni, i suoi spazi, nella sua espressione culturale come nel suo tessuto politico. Spesso questi spazi si sopravanzano, lasciando scoperti dei nuclei ideologici che diventano abitudine, e vengono naturalizzati in quanto tali, perchè relegati entro la stigma sociale cui si abbandonano le convinzioni religiose e morali delle minoranze, le loro forme espressive, i loro valori, i loro spazi decisionali. La società civile spesso è stata richiamata dalle autorità religiose anche sui contenuti e le forme espressive di ciò che viene proposto sul piano culturale. Ricordiamo tra tutti la rassegna Gender Bender, incentrata sulla tematica dello slittamento di genere, sull'identità di genere e l'orientamento sessuale, che ha ricevuto diversi richiami da parte della curia bolognese nelle sue passate edizioni, accusata di essere “portatrice di barbarie”. In questo senso appare estremamente importante ridefinire i concetti di democrazia, di laicità, di libertà, ristretti in uno spazio sempre più labile, precario, inquinato da un'accondiscendenza piuttosto marcata, facilmente occultata nell'indistinzione di pubblico e privato, moralità e dogma, valori morali e religione. Flores d'Arcais interviene in modo puntuale sulla definizione di laicità entro l'orizzonte democratico. La democrazia, afferma, non coincide affatto con l'imposizione della morale e dei valori della maggioranza numerica; i principi che sono alla base della democrazia garantiscono il rispetto della libertà di ciascuno, a prescindere dalla sua eventuale credenza religiosa. Non siamo di fronte ad una mera democrazia plebiscitaria, che decide su ogni aspetto della vita dei suoi cittadini in base ad una maggioranza puramente numerica: esiste una sfera inviolabile di libertà descritta nei principi delle Costituzioni che appartiene a ciascuno, su cui neanche la maggioranza può deliberare. La democrazia, inoltre, è basata sulla pari dignità di ciascun cittadino; questa parità di esprime quando ognuno porta argomenti razionali entro l'orizzonte decisionale, parlando a proprio nome, al pari di ogni altro pari. Quando invece si afferma di parlare in nome di una presunta divinità ci si pone al di fuori degli argomenti razionali basati sui fatti e si parla in nome di un presunto assoluto, imponendo un punto di vista che inavitabilemente si pone come verità assoluta, non confutabile.

Questo meccanismo crea un'asimmetria sostanziale, che pone le opinioni divergenti formulate da individui consapevoli della propria fallibilità su un piano nettamente diverso rispetto a chi parla in nome di un presunto assoluto. Il compromesso diventa già un allontanamento da ciò che viene asserito come verità, il pensiero del dio, che naturalmente non può che parlare che per bocca di un uomo. In logica parla di “gioco a somma zero”. per cui qualsiasi formazione compromissoria rispetto alle due posizioni è già un allontanamento dalla verità, incarnata nella posizione assoluta dei portatori del pensiero assoluto del dio. La gravità di questo meccanismo ha ripercussioni gravissime sul piano della democrazia, perchè la morale di un gruppo ristretto, imponendosi come indiscutibile, veritativa, assoluta, pretende di imporsi sulle libertà personali, sul corpo, sulla morale, sulla politica, sulle leggi, sulla vita e sulla morte di tutti.

 (del 13/06/2008 in Politica)